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Vertigini e Disturbi dell’Equilibrio

L’organo vestibolare situato nell’orecchio interno è un analizzatore di velocità angolari e di accelerazioni lineari. Tale definizione, può non essere del tutto chiara, ma ci permette di individuare negli organi di equilibrio un continuo riconoscimento della nostra posizione nello spazio circostante. In ogni istante l’orecchio informa il cervello sulla posizione della nostra testa e del nostro corpo. Tale informazione viene rappresentata a livello cosciente nel cervello dandoci la consapevolezza di essere in equilibrio in relazione agli oggetti circostanti.

Questo sistema biologico complesso e anche regolato da sottofunzioni, che per così dire, contribuiscono a calibrare questo meccanismo: il sistema visivo e quello posturale.

Ovviamente, dato che la stimolazione vestibolare è quella maggiormente rappresentativa nella regolazione dell’equilibrio statico e dinamico quando uno o entrambi gli organi dell’equilibrio producono stimoli alterati l’equilibrio è sconvolto causando sintomi compatibili con vere e proprie vertigini o capogiri (oggetti in movimento) o altre sensazioni fastidiose talvolta invalidanti come instabilità o disequilibri. Questi sintomi possono fondersi se sussistono da diverso tempo.

Siamo consapevoli che nel corso degli anni la Vestibologia, la scienza che studia gli organi dell’equilibrio, si è notevolmente evoluta e raffinata. Possiamo affermare con tranquillità, che quasi la totalità dei disturbi di equilibrio, oggi, sono indagabili con precisione e il più delle volte è possibile descriverne correttamente l’andamento clinico proponendo corrette scelte terapeutiche.

Gli esami che si eseguono in questa direzione si articolano in prove cliniche volte a darci un’indicazione di massima sulla funzionalità vestibolare, per poi allineare subito dopo, i dati clinici ottenuti, con valori registrabili strumentalmente e confrontabili nel tempo, oggettivi. Questa impostazione clinico – strumentale è paradigma basilare di un corretto approccio diagnostico.

Teniamo a precisare che lo studio delle vertigini poggia su una corretta raccolta dei dati anamnestici (il racconto dei sintomi da parte del paziente), le prove summenzionate per tanto devono essere anticipate e introdotte da questo momento fondamentale che occupa uno spazio rilevante nel bilancio globale dell’ esame.

L’ esame vestibolare non è doloroso né invasivo, e se dovutamente condotto, si avvicina allo zero anche il fastidio plausibile con lo stato patologico in oggetto.

Bibliografia di riferimento

Audiometria clinica, Giordano-Albera-Beatrice, edizioni Minerva Medica

Audiologia e Foniatria, Albera-Schindler, edizioni edizioni Minerva Medica

Vestibologia Clinica corso teorico-pratico, Università degli Studi di Firenze

Vestibolometria clinica e strumentale, Claudio Vicini, quaderni monografici di aggiornamento.

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